La Salita dell'Infrascata |
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Salvator Rosa è la strada più utilizzata per salire al Vomero, soprattutto in passato, quando risultava più agevole delle altre vie.
Il nome "Infrascata" deriva dall'abitudine che avevano le trattorie che si incontravano lungo il suo percorso di esporre frasche come insegna di riconoscimento, e sia dalla circostanza che, come si legge in uno scritto dei secoli scorsi, " aperta nei campi...era ricoperta da frasche o da rami d'alberi in tutto il cammino".
Il primo tratto a salire dopo piazza Mazzini è chiamato "la Cesarea", a ricordo di un notabile, Annibale Cesareo, che nel 1601 fondò la chiesa di Santa Maria della Pazienza, detta anche la Cesarea e dove il Cesareo è sepolto in un monumento scolpito da Michelangelo Naccherino. Di fronte al Liceo G.B.Vico, in uno spazio che si apre fra due palazzi, si affaccia, su una armoniosa scalinata con due rampe laterali, la chiesa di S.Maria del Rimedio o della Trinità alla Cesarea, fondata alla fine del Seicento, che oggi versa in disastrate condizioni. |
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Durante la costruzione della fermata della metropolitana sono venute alla luce arcate di un viadotto di epoca romana. E' ragionevole ritenere che il viadotto avesse a che fare con la Via Puteolis Neapolim per colles.
Nella zona a monte della Metropolitana, fra Girolamo Santacroce e Piazza Leonardo, in passato si estendeva la Villa del Marchese di Genzano, poi del genero principe De Majo. Ecco una descrizione del luogo di Gaetano Nobile nell'Ottocento :
"la strada... a destra e a manca è decorat da belli palagi, ed allegre abitazioni, le quali partecipano tutte della campagna, mentre che son molto prossime alla città. Qui vicino potete vedere la Villa De Majo, già del marchese Genzano....Altra volta più sopra sorgeva la villa del Conte di Acerra, la cui magnificenza fece soprapporre il suo nome alla contrada." |
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Il nome Cacciottoli deriva dal nome di una famiglia originaria di Procida, Cacciottoli, che nel Seicento prese dimora in questi luoghi.
La salita Cacciottoli è il percorso che, prolungando alcuni itinerari provenienti da Montesanto, si inerpica verso San Martino. dopo aver sottopassato Via Girolamo Santacroce, seguendo il confine della ex-villa Genzano-De Majo, sbuca vicino Piazza Leonardo. Da qui sale ancora, finendo sotto Via Bonito, dopo aver intersecato Viale Raffaelo.
La zona del Cacciottoli in passato era rinomata per la vegetazione pregiata e rigogliosa. La salita, oggi, ha totalmente perso l'aspetto suggestivo che la caratterizzava nel passato. |
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La Salita del Petraio prende il nome dalla natura pietrosa de luoghi che attraversa. Collega corso Vittorio Emanuele a via Annibale Caccavello, intercettando i tratti finali della Santarella e di via Mancini, è servita a metà percorso da una fermata della Funicolare Centrale, la quale sostanzialmente ricalca in galleria l'antico percorso della salita. Una targa secolare posta all'inizio della salita, al Corso Vittorio Emanuele, informa i viandanti che essa "mena a S.Martino ed Antignano". In sommità, prima di sbucare in via Annibale Caccavello, la salita costeggia, a sinistra, l'antica villa Giannone.
L'atmosfera della salita è molto suggestiva, grazie alla sopravvivenza di vecchie costruzioni. |
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Questa salita parte dal Corso Vittorio Emanuele per sbucare nel piazzale antistante la Certosa di San Martino. Compare già nelle piante della città stampate a metà Cinquecento e quindi è da ritenere il più antico percorso diretto di accesso a San Martino, collegata alla strada del Vomero mediante Via del Torrione.
La sua denominazione è vicina sia a pedemontana, cioè a pié del monte, e sia al significato di uso popolare di strada da percorrere con la pedamenta, cioè con i piedi.
Scavata nel tufo, è punteggiata da vecchie costruzioni ed è affiancata, dalla parte sottostante la Certosa, dalle "vigne" dei monaci.
La salita si svolge lungo un percorso di notevole bellezza paesaggistica. Scrive Francesco De Sanctis: " ...e infilai la via di San Martino. Salgo e salgo; avevo il fiato grosso e mi fermai alla terza rampa, dove era un bel giardino...Mi si apriva innanzi la vista di mezza Napoli: case addossate a case, di mezzo a cui spiccavano cupole e campanili. Alzai il capo e non mi parve mai così bello quel vivo, limpido azzurro del cielo". |
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Nella pianta del Duca di Noja Calata San Francesco viene indicata come "via che descende a Chiaia" , e in effetti è un antico percorso che, partendo da un punto di via Belvedere, e cioé fra la chiesa di S.Maria della Libera e Villa Belvedere, scende fra le case fino alla Riviera di Chiaia. Il nome deriva secondo alcuni da una Chiesa e convento dedicati a San Francesco, costruiti nel 1701 nella pate bassa della salita. Secondo altri il nome ricorda la presenza, nella parte alta, di una chiesa e convento tardo cnquecenteschi dedicati a S.Francesco di Paola. Chiesetta e convento oggi risultano incorporate nella villa Giordano.
Via Aniello Falcone terminava all'incrocio con la Calata. In passato questa veniva chiamata anche "Salita Vomero" e "l'Imbrecciata" perché consisteva tutta in una scomoda gradinata. |
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---Fonti e Bibliografia : Antonio La Gala, Il Vomero e l'Arenella, edizioni Lettere Italiane di Alfredo Guida Editore 2002--- |