| Le tre Chiese di San Gennaro al Vomero |
Le Tre Chiese Di San Gennaro: Antignano è da sempre un luogo legato al culto di S.Gennaro. La tradizione vuole che qui sia avvenuto per la prima volta il miracolo della liquefazione del sangue; si tramanda che durante la sosta del solenne corteo, che traslava le reliquie del santo da Pozzuoli a Napoli, da una casa di Antignano uscisse la vecchia nutrice di San Gennaro, che aveva conservato il sangue del Santo in alcune ampolle e che tale sangue a contatto con i resti dello stesso si sia sciolto. In tale zona si incontrano infatti tre chiese che ricordano il Santo.
Fra le tre Chiese la più antica è quella di San Gennariello al Vomero, più nota come chiesa “della Piccola Pompei”, che alcuni fanno risalire al 1100, epoca a cui risalgono i primi documenti che la menzionano.
La chiesa subì numerosi rimaneggiamenti nel corso del tempo, complice anche il passaggio di proprietà della stessa ad ordini religiosi diversi, attualmente conserva oltre a tele, arredi, sculture e oggetti vari databili dal 700 a metà del 900, alcuni reperti di notevolissimo valore storico e religioso. Tra questi ricordiamo la lapide marmorea datata 1707 e una lapide del 1513 che attesta che una pietra a cui è vicina, è la pietra dove furono deposte le spoglie di San Gennaro. Sopra l’ingresso della Chiesa c’è una effige marmorea di San Francesco, messa al posto della famosa testina di marmo si S.Gennaro, presente dal 1897 al 1941.
La seconda in ordine di tempo è la Chiesa di San Gennaro al Vomero in via Bernini, progettata da Luigi Bottini. L’esterno presenta forme neorinascimentali di moda all’epoca della sua costruzione.Da ricordare all’interno gli elementi marmorei degli altari ed un grosso organo datato 1930.
La più recente delle tre chiese è la Basilica di San Gennaro di inizio Novecento, infatti dopo molte difficoltà intorno al 1905 fu aperta al culto dei fedeli la cripta e nel 1909 fu dichiarata Basilica (cioè dipendente direttamente dalla Santa Sede), intorno al 1968 furono svolti ulteriori lavori di completamento. Stilisticamente la Chiesa ha tre navate riecheggia le basiliche paleocristiane, e le raffigurazioni marmoree interne ed esterne riecheggiano il passato quattrocentesco.
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| Dalla Salute alle Due Porte |
Da Via Salvator Rosa si dirama un’altra delle vie che portano alla collina, in tal caso all’Arenella, la cosiddetta “Salute”, così chiamata per la fortuna delle cure ottenute dai medici che inviavano i malati di tisi a respirare l’aria purissima della zona.
La salita delle Due porte giunge al vecchio insediamento delle Due Porte, così chiamato per le due porte ad arco che si possono ammirare ancor oggi nel cuore del villaggio, oltre il quale si continua a salire verso gli ospedali. In tale borgo è sita la chiesa di S.Maria in Porta Coeli e S.Gennaro, oggi in abbandono, fatta costruire a metà Seicento da Isabella di Costanzo affinchè la gente del posto “non dovesse faticare per le pratiche del culto col trarre in chiese lontane”.
Nel Borgo hanno dimorato Pietro Giannone che scrisse la sua famosa Historia.
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| Da Antignano alla Pigna, attraversando Case Puntellate. |
La denominazione Case Puntellate indicava inizialmente l’intero percorso da Antignano fino al ponte della Pigna, poi il tratto iniziale della strada fu intitolato a Sturzo, in tale tratto di strada è posta anche una lapide all’ingresso della Masseria Pezzalonga la quale fu teatro di scontri durante le 4 giornate.
Dopo aver attraversato via Altamura, si percorre il vecchio agglomerato di Case Puntellate ricordato da Gino Doria come: “Un pittoresco villaggetto, popolato di osterie, mete di gite domenicali dei popolani, dal quale si snodano a sinistra la Via Dei Canapi (attuale Via Pigna), che conduce ad Agnano, e a destra la via Nuova dei Camaldoli (attuale Via Jannelli)”.
La zona Pigna-Case Puntellate si presenta attualmente degradata ma non mancano alcuni piccoli tesori nascosti come la Villa Costanza, sita al vico Acitillo, che conserva una raccolta di oggetti d’arte e un piccolo museo privato.
Da Via Case Puntellate sorgeva un antico muro di tufo, oggi interrotto da alveari umani, chiamato muro finanziere che segnava il confine doganale della città che arrivava fino a cappella Cangiani.
Via Pigna o Via dei Canapi, così chiamata perché percorsa dai contadini che portavano la canapa a macerare nel lago di Agnano, costituiva assieme a via Jannelli un tratto della vecchia Agnano-Miano. Su Via Pigna incontriamo la Chiesa Dell’Addolorata alla Pigna, a pianta ottagonale ed in stile neogotico, costruita da militari e detenuti a metà 800 quando fu aperta la strada suddetta. Tale apertura rappresentò un passo per la formazione di un piccolo villaggio.
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La presenza delle tre funicolari favorì l’urbanizzazione delle zone circostanti, rimaste tutt’ora zone molto signorili. Nella parte alta che da San Martino degrada verso la collina si incontrano costruzioni in stile liberty in Via Bonito, Via Tito Angelini, e fra le vie Cotronei e Dalbono che assieme a Via Annibale Caccavello sono state completate intorno agli anni 20. Quest’ultima è una strada che conserva il fascino dei tempi passati dove è possibile incrociare la settecentesca Villa Giannone e di fronte l’ottocentesco palazzo Tramontano.
Un importante presenza nella zona è quella del complesso dei Salesiani, i cui terreni furono donati ai parroci dalla baronessa Isabella De Rosis.
Tale complesso si compone di una Chiesa, costruita agli inizi del Novecento, di una scuola e di un oratorio. L’attività dei padri fu talmente apprezzata tanto che nel secondo novecento si è deciso di abbattere il vecchio edificio e di costruirne uno nuovo. All’interno della Chiesa sono da ricordare alcuni ritratti di Luigi Taglialatela datati 1927.
La parte di collina sita tra il prolungamento di Via Cimarosa sopra le scale di Piazza Fuga e Via Luisa Sanfelice attorno alle Vie Michetti, Donizetti, Mancini, conserva i tratti dell’urbanizzazione dei primi del Novecento, mantenendo lo stesso stile liberty delle zone circostanti. Al civico 25 è sistemata una lapide commemorativa per il musicista Roberto Murolo che visse in questo stabile.
Le villette signorili di Via Mancini sono ispirate anch’esse allo stile liberty ed è da ricordare la Villa Angelina Adele del 1909.
Proseguendo nel nostro percorso ci troviamo in piazza Vanvitelli, da sempre il fulcro e simbolo della vita del Vomero, dove è possibile notare l’ormai presenza storica datata 1923 del chiosco del fioraio che conferisce un tocco di raffinata allegria alla piazza.
Scendendo le scale di Via Cimarosa ci troviamo in Piazza Fuga, dove è sita la Funicolare Centrale e sono situati edifici meritevoli di menzione quali l’edificio di Adolfo Avena e l’ingresso di Villa Palazzolo-Haas. Tale Villa sita in posizione panoramica fu utilizzata dagli americani,durante la seconda guerra mondiale, per farvi entrare i loro automezzi.
Il lato Sud della collina è quello che da sul mare ed è il lato migliore del Vomero, fra i primi che vi si insediarono fu il re Borbone che vi affacciò la Floridiana. Tra Ottocento e Novecento nacque l’idea di realizzare zone residenziali per fasce sociali differenti e tale zona (Via Palizzi, Via Tasso, Parco Margherita) fu urbanizzata per fasce agiate anche se una rete viaria adeguata arrivò solo in un secondo momento. Nel dopoguerra gli spazi lasciati liberi sono stati colmati da fabbricati indegni che hanno conferito disordine stilistico alla zona.
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| Da Via Scarlatti a Girolamo Santacroce |
Lo sviluppo del Vomero del primo Novecento è avvenuto attorno a Via Scarlatti e Via Luca Giordano.
Via Scarlatti ha mantenuto nel dopoguerra quasi tutti i suoi edifici, ma solo inizialmente perché intorno agli anni 70 è cominciata la sostituzione dei grossi fabbricati del centro del Vomero e si può dire che si è “modernizzata” in maniera armoniosa ed equilibrata fra passato e necessità presenti.
Via Luca Giordano invece si sviluppò verso metà novecento in quanto agli inizi veniva rappresentata come una strada appena tracciata e fiancheggiata da masserie. E ’possibile ammirare sulla strada la villa del pittore Casciaro e la Villa dell’architetto Aldo Avena entrambe datate 1910.
Attorno a queste due vie si slegano Via Alvino, Via De Mura, Via Stanzione e Via Solimena. Tale zona si è sviluppata architettonicamente mediante villini e fabbricate di piccole dimensioni, circondati da piccoli giardini e nel secondo dopoguerra molte di queste costruzioni sono state abbattute per far posto a grossi condomini.
Scendendo da piazza Vanvitelli verso piazza Fanzago, incontriamo costruzioni di fine Ottocento e sulla sinistra edifici realizzati fra le due guerre. In un punto di Via Bernini convergono tre strade laterali oblique, Via Cifariello, Torrione S.Martino e S.Gennaro al Vomero, laddove troviamo un edicola votiva il cui crocifisso ligneo risale al Seicento. Tali strade e l’edicola rappresentano un pezzo di storia.
Da Piazza Fanzago si diparte Viale Michelangelo la cui urbanizzazione è cominciata negli anni 30 e terminata negli anni 50.
A metà del percorso il viale è attraversato da una lunga scalinata che lo collega con l’Infrascata o meglio definito Vico Cacciottoli, una lunga stradina antica che risale al Vomero dei Villaggi..
Sempre su Viale Michelangelo sbuca viale Raffaello, classico esempio di distruzione dei panorami vomeresi. La via era una terrazza panoramica ma a valle di essa sono stati eretti una serie di fabbricati, il tutto nel degrado della via che è cieca.
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Fonti e Bibliografia : Antonio La Gala, Il Vomero e l'Arenella, edizioni Lettere Italiane di Alfredo Guida Editore 2002

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