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Hai cercato: Vomero Ieri e Oggi Curiosità del passato

Foto dell'antica Pizzeria Gorizia di via Bernini 29, fra la funicolare di Chiaia e Piazza Vanvitelli. Fu chiamata Gorizia dal primo proprietario che l'aprì durante l'euforia patriottica per la liberazione della città giuliana.

Il primo tram elettrico, il mitico n. 7, cominciò ad arrampicarsi verso il Vomero il 25 marzo 1899. Collegava Piazza Dante con Piazza Vanvitelli, passando per via Conte della Cerra. Il tram che collegava il centro con l'Arenella era il n.9. Il primo filobus salì al Vomero il 26 giugno 1951.

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La distribuzione idrica agli inizi della vita del quartiere era problematica. Prima della nascita del "Nuovo Rione Vomero" l'acqua veniva fornita dai pozzi. Il nuovo insediamento richiese la realizzazione di una rete idrica, cosa non facile, trattandosi di un altura. Il servizio idrico fu municipalizzato nel 1908.
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Voluto dal suo fondatore Giovanni De Gaudio, il teatro Diana, il primo al Vomero, fu inaugurato nel 1933 dal Principe Umberto. Sul suo palcoscenico sono sfilati tutti i maggiori nomi della rivista e della prosa del Novecento. Chiuso nel 1945, riaprì nel 1948  come sala cinematografica, solo nel 1965 riprese la sua attività teatrale.

Febbraio 1956.
Una abbondante nevicata imbiancò per alcuni giorni il Vomero: assieme ai disagi l'evento portò ai Vomeresi una gioiosa occasione di divertimento. Qui siamo in Via Bonito 29.
Maggio 1961.
la Regina Elisabetta II di Inghilterra ed il Principe Consorte  visitano  il Vomero. Ecco la foto storica del passaggio del corteo in Via Cilea.

Ristoranti di una volta
Nell' epoca felice del Vomero di fine Ottocento viene ricordata una trattoria che faceva parte, assime al Gambrinus, al S.Carlo, al Salone Margherita, ecc. delle tappe obbligate della Napoli aristocratica e salottiera:
"Il Pallino"
.
Suoi frequentatori erano D'Annunzio, Scarfoglio, Di Giacomo, Ferdinando Russo, Domenico Morelli, Benedetto Croce, Matilde Serao, Roberto Bracco e tanti altri ancora. Nel Novecento il Vomero ha continuato ad avere un suo posto di primo piano in città nella ristorazione di qualità, facendo leva in particolare sulla panoramicitò dei locali. Nei primi anni '50 i più noti ristoranti citati nelle guide turistiche sono : Le Arcate , noto anche come "Dancing" in via Aniello Falcone; La Tavolozza di D'Angelo, un piano bar, dove ha mosso i suoi primi passi Fausto Cigliano;  La Pagliarella, Renzo e Lucia ed il Belvedere a San Martino.

I caffè ed i bar...
... al Vomero sono sempre stati una istituzione.
Logicamente è stata Piazza Vanvitelli a vedere aprire i primi esercizi: all'inizio c'era solo il caffè di Don Ciccio, aperto notte e giorno, pronto a rifocillare all'alba gli operai delle prime edificazioni. Nel 1912, in Via Scarlatti 104, Daniele aprì un negozio di di "coloniali", poi diventato notissimo bar e storico punto d'incontro per tutti i vomeresi.Fra le due guerre, comparve il Nuovo Caffè Vanvitelli. A metà Novecento apre al Vomero la catena dei Bar Sangiuliano. Il più centrale ed antico era il Sangiuliano Liborio di Piazza Vanvitelli, angolo via Scarlatti. Un altro Sangiuliano aprì nel 1952 in via Cilea ed il più grande nel 1964 in Piazza Medaglie d'Oro. Tutti e tre i Sangiuliano hanno chiuso.

I Carruoccioli
Era un evento davvero importante per il Vomero e specialmente per quella parte della popolazione vomerese che aveva propensione per la goliardia. In primavera inoltrata, perlomeno per due, tre anni consecutivi, una grande folla si assiepava nello slargo davanti alla funicolare di Montesanto, ma anche lungo tutto il traggitto della corsa che si svolgeva lungo via Mancini e le strade in discesa fino alla fine della Santarella ( come nel lessico vomerese viene chiamata via Luigia Sanfelice ), per assistere o partecipare alla gara. L'organizzazione era a carico dell'associazione universitaria Carpe Diem presieduta da Luciano De Crescenzo, principe della goliardia di quegli anni. La manifestazione ebbe risonanza nazionale ed in tutti i documenti che ne testimoniano la sua vitalità esce fuori l'immagine di un Vomero spensierato, giovane, molto distante dalla città che era Napoli in quegli anni, intenta a cercare di risolvere i dolorosi problemi lasciati dal dopoguerra.

Il Clima Culturale degli anni 60
Nella seconda metà degli anni sessanta presso la galleria d’arte “La Tavolozza” (era in piazza Immacolata) era attivo un movimento artistico denominato M.A.V. Di questo movimento artistico facevano parte svariati pittori di quel tempo, tra cui: Luigi Annunziata, Emanuele Antonucci, Mario Buonoconto, Nuccio Castorina, Rinaldo Chelucci, Mario Corcione, Giuseppe Cucurachi, Nello D'Amato, Federico De Angelis, Pasquale De Gennaro, Renato Ferrara, Lucio Garzia, Giuseppe Ingegno, Vincenzo Masi, Elio Pelosi, Oscar Pelosi, Pasquale Varlese.
N.B. Ringraziamo per questa segnalazione il Sig. Marcello Cucurachi, figlio del Maestro Giuseppe Cucurachi, recentemente scomparso. Questo il sito a lui dedicato: http://cucurachi.altervista.org/


Fonti e Bibliografia : Antonio La Gala, Il Vomero e l'Arenella, edizioni Lettere Italiane di Alfredo Guida Editore 2002
IERI E OGGI
Vomero: La Storia
Curiosità del passato
I Luoghi
Gli Itinerari
Le foto di ieri e di oggi
I Vomeresi illustri


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