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LE VILLE DEL VOMERO |
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Sorse intorno al 1817 come residenza di Francesco Ricciardi, un avvocato di origine pistoiese, ministro di Gioacchino Murat, che gli aveva conferito il titolo di Conte dei Camaldoli, sulle terre espropriate ai monaci camaldolesi e domenicani. Considerata una delle più belle e vaste proprietà della collina, era circondata da enormi giardini (noti come Hortus Camaldolensis) ricchi di piante rare, che si estendevano dai Camaldoli sino a Soccavo. In questi giardini, comprendenti un antico edificio detto Masseria Miniero, il celebre botanico Federico Dehnardt introdusse o creò nuove specie arboree. La villa ospitò anche Cristiano VIII di Danimarca, Alexandre Dumas padre, Giacomo Leopardi. La villa, agli inizi del XX secolo, era utilizzata come sede della villeggiatura estiva degli allievi del Convitto Vittorio Emanuele; mentre, dal 1956, ospita l'Istituto per non vedenti Domenico Martusciello. L'unica strada che un tempo conduceva alla villa era l'antica Via del Vomero, oggi via Belvedere, che dal Villaggio Vomero raggiungeva la zona, detta Pascone, costeggiando Villa Carafa di Belvedere, Villa Regina e la Masseria Pagliarone; dopo la creazione, nel 1949, di Via Cilea, Villa Ricciardi, il cui parco è ormai di dimensioni molto ridotte rispetto al passato, risulta trovarsi all'incrocio finale tra questa via, via Santo Stefano e via San Domenico. |
Fu costruita come palazzo "fuori porta" alla fine del Seicento, sul versante occidentale della collina del Vomero (attuale via Belvedere), dal dovizioso mercante e banchiere fiammingo (insignito del titolo di marchese di Castelnuovo e sposato con la nobile Olimpia Piccolomini, nipote del Cardinale Celio) Ferdinando Vandeneynden, sui resti di un antico "casino di delizie" appartenuto agli Altomare. Il nobile olandese, scelta Napoli come residenza per sè e per le sue clientele (come molti altri potenti commercianti nordeuropei), aveva commissionato a fra' Bonaventura Presti, monaco certosino converso, la ristrutturazione di numerose dimore patrizie in città (fra cui il Palazzo Zevallos di Stigliano); Villa Belvedere fu forse l'unica opera interamente realizzata dal frate di origine bolognese, in servizio a Napoli come “Certosino Ingegniero di Sua Eminenza”, il Cardinale Ascanio Filomarino. Il Palazzo Vandeneynden viene pertanto realizzato tra il 1671 ed il 1673 con il disegno e modello di Presti. Posto nel fondo di un lungo viale alberato, con ingresso sulla “via del Vomero” (via Belvedere), l’edificio si sviluppa su due livelli con impianto poligonale a corte chiusa su tre lati ed aperta a loggiato sul lato ovest, rivolto verso la collina di Posillipo. Il progetto si fonda essenzialmente sulla prospettiva e si lascia fortemente condizionare dalle vedute del paesaggio circostante: a sud il Golfo di Napoli, ad ovest Posillipo. Il Palazzo Vandeneynden diventa Villa Carafa di Belvedere nel 1688 quando Elisabetta, figlia del marchese Vandeneynden, morto di tisi nel 1674, sposa Carlo Carafa IV° Principe di Belvedere. I Carafa la trasformarono in una grandiosa residenza aperta da logge affacciate sul panorama del golfo. Lungo il viale alberato, che, come si è detto, costituiva l'accesso alla villa, furono disposte le rimesse e le stalle, ed un elegante pozzo settecentesco in marmo (oggi trasferito sul terrapieno della terrazza panoramica). La villa fu molto frequentata dall'alta società napoletana e dagli stessi Borbone (particolarmente Maria Carolina, moglie di Ferdinando, che amava trascorrervi le vacanze estive), in onore dei quali venivano organizzate magnificenti feste che richiamavano enormi folle. A maggio ed ottobre la villa era aperta al pubblico; ed ogni giovedì e domenica era possibile assistervi a concerti musicali, cui si aggiunsero giostre e tornei, "il che richiamava grandissimo concorso di gente che veniva su persino dalla città". La popolarità della villa non diminuì con la dominazione francese: fu infatti uno dei luoghi preferiti da Gioacchino Murat. All'interno della villa erano custodite pregiate raccolte di pitture e sculture; le pareti sono tuttora impreziosite da affreschi di autori come Luca Giordano. |
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