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Hai cercato: Vomero Life Le interviste Intervista ad Antonio Taiuti

La redazione di Vomeromania.com incontra Antonio Taiuti, in occasione della penultima replica di “Uomo e Galantuomo” in scena al Teatro Acacia dal 08/01/2010 al 17/01/2010.


Taiuti Tonino (Napoli 1950), attore teatrale, cinematografico, autore e regista.

Si avvicina al teatro coinvolto da Antonio Neiwiller: da lui diretto e per la Cooperativa Teatro dei Mutamenti di Napoli debutta come attore nel 1978, nel doppio ruolo di Pulcinella e Margherita in Don Fausto di A. Petito, al quale seguono nel 1979 Anemic Cinema (regia A. Neiwiller) e Kabarett da K. Valentin (regia R. Carpentieri). Negli anni '80 forma con Silvio Orlando `La coppia comica': insieme sono autori, interpreti e registi degli spettacoli La stanza (1981), Due uomini e un armadio (1983). Nel 1985 prende parte a Ragazze sole con qualche esperienza , testo di E. Moscato, regia M. Santella, nel 1986 a Eldorado , regia G. Salvatores, al Teatro dell'Elfo di Milano; nel 1991 è tra i protagonisti di Il giardino delle delizie di G. Barberio Corsetti. Attor comico di sottile e raffinata ironia, legato all'esperienza di Teatri Uniti, è tra i protagonisti della nuova scena napoletana partecipando agli spettacoli più significativi, numerosi dei quali destinati a lunghe tournée europee: Coltelli nel cuore da B. Brecht, regia M. Martone (Falso Movimento, 1987), Partitura di E. Moscato, regia T. Servillo (1988), Rasoi di E. Moscato, coregia M. Martone e T. Servillo, dove interpreta il memorabile vagabondo cieco (Teatri Uniti, 1991), Zingari di R. Viviani, regia di T. Servillo (Teatri Uniti, 1993), il varietà musicale Soirée Viviani , regia P. Scialò (1995). Nel 1997 è Felice Sciosciammocca in Il medico dei pazzi di Scarpetta, regia L. Angiulli, quindi è a fianco al cantante Nino D'Angelo nel suo Core pazzo . Come `one man show' scrive, interpreta e dirige se stesso in spettacoli memori della grande lezione della tradizione (attoriale e di scrittura) napoletana, e con ampi riferimenti alla musica jazz: Sorsi di passione (1986), Squame giù e I am black (1987), Song nero (Teatro Nuovo, 1989), Natura morta (regia R. Carpentieri, 1989), Scugnizzo d'Oriente con il trio Jazz Mediteranée (1990, Festival di Polverigi), Duet e Riso frizzante (1998). Sue le regie degli spettacoli firmati da A. Fiore Zero (1987-88) e Tycoon zero (1989). Per l'attività di attore nel 1987 vince il Premio Teatro Gennaro Vitiello. Partecipa ai film Morte di un matematico napoletano (1992) e Rasoi (1993) di M. Martone, Sud di G. Salvatores (1993), Pianese Nunzio 14 anni a maggio di A. Capuano (1995), I vesuviani (protagonista dell'episodio Sofialoren di A. Capuano, 1997) Polvere di Napoli di A. Capuano (1997), Mare largo di Visentini Orgnani (1998)

Sig. Taiuti una breve introduzione alla lettura di Armando Pugliese del testo di Uomo e Galantuomo di Edoardo de Filippo
La regia di Pugliese ha una lettura fedele al testo, affidata al lavoro degli attori che lavorano con i nuovi linguaggi attuali senza stravolgere il teso. Il passaggio d’epoca infatti è affidato all’interpretazione degli attori con la loro fisicità e sensibilità comica. Un divertimento più moderno che lascia intatta la grandiosità del testo.L’ impronta della Komico Production rende attuale il testo classico evidenziando la comicità che strappa risate al pubblico ma non fa dimenticare di essere nella drammaturgia di Edoardo.

Quali sono i rischi di interpretare un testo di De Filippo?
Il maggior rischio è quello di approfittare della completezza di un testo di de Filippo, dove è tutto scritto con precisione, anche per la regia; chiunque approcci alla realizzazione della drammaturgia di Edoardo, si lusinga, credendosi già un grande attore. Ma tutto dipende dalla bravura alla quale si affidano i testi. In questa occasione ci siamo riusciti; costatiamo che gli spettatori rispondono positivamente con grandi risate. Le risate però restano nell’ambito della drammaturgia di De Filippo. Edoardo è così presente, anche in tutti noi attori napoletani; lo abbiamo nel dna. La sua drammaturgia è forte, espressiva e interessante. Uno dei più grandi attori del 900, un classico alla stregua di Molière, Shakspear, Pirandello con una scrittura che tocca gli argomenti della società attuale. e che  formidabilmente gioca sui meccanismi della commedia teatrale che egli conosceva alla perfezione.

Passiamo al suo percorso. Quali sono state le difficoltà di un attore che ha iniziato col teatro d’avanguardia e che ora collabora con la Komico Production ?
Le difficoltà che si conoscono, di un mestiere difficile. Senza polemiche ricordo una battuta di De Filippo “fujtvenn’”.

Ma lei è rimasto qui a Napoli, Sig Taiuti
Eh sì. Ho un rapporto di odio e amore con la mia città dalla quale non sono riuscito a staccarmi. Sono rimasto e da attore puro indipendente che aspetta la scrittura. Per queste scelte e senza ricorrere al cinema o alla televisione con difficoltà riesco a lavorare 12 mesi su 12.

Non ha mai voluto cedere alle tentazioni di un teatro di fede politica, di appartenenza. Perché?
Si, non ha mai avvertito la tentazione di affiliarmi, di accorparmi. Io sono artista, faccio l’attore e basta. Quando mi chiamano io vado. Ma poiché col tempo questo ha determinato l’esclusione, mi trovo spesso emarginato tra gli emarginati. Ma nonostante ciò, l’attore, “purtroppo”, è l’unico mestiere che so fare, dico purtroppo perché ho un rapporto di odio e amore non solo con Napoli ma anche con il teatro: mi piace tanto quando sono in scena ma quando ne vivo le conseguenze lo detesto.

Le soddisfazioni del suo mestiere?
Mi trovo a quasi 60 anni ogni sera nel mio camerino, col mio trucco e il mio copione. Mi piace la quotidianità del teatro. Ma ora mi sto sperimentando anche in altri campi: con la pittura e la musica. Lì rompo le tradizioni che pratico nel teatro. E’ divertente trasferire dal teatro alla musica, ciò che ho imparato. Ora che trovo appagamento in questa attività poliedrica trovo più divertente concedermi anche a ruoli non protagonisti. Come per Pugliese per il quale interpreto il ruolo di suggeritore.

Sig. Taiuti Lei che vanta di collaborazioni celebri ci riporta le tappe salienti del suo percorso, dal teatro sperimentale al teatro di tradizione
Ho iniziato col Teatro dei Mutamenti, con i Teatri Uniti, con Barberio Corsetti, a Milano con Salvadores, e ancora con Enzo Moscato, Renato Carpentieri, per poi dedicarmi ad un lungo periodo  da solista. I tempi si facevano più difficili. Ero tagliato fuori da  molte compagnie per varie ragioni e mi sono proposto da One man Show. E’ stata una grande esperienza formativa dalla quale è nata l’esigenza ad esprimermi con un’impronta più personale, affrontando anche la scrittura e la messa  in scena dei miei testi.
Il mio percorso è un po’ anomalo: nasco come attore sperimentale, di teatro d’avanguardia che solo dopo ha scoperto la tradizione. L’ho recuperata con un piede più distaccato, quasi con dissacrazione. Non mi sono mai immerso nella tradizione, ma mi piace, quindi preferisco distaccarmene, perché quando c’è troppa penetrazione diventa quasi limitata. So anche che per amare la tradizione e rispettarla di più la si deve anche tradire.

E’ questo distacco che l’aiuta ad essere sperimentale in altri campi?
Ma…sì….anche se rifiuto le etichette di teatro d’avanguardia o di tradizione; io mi sento d’avanguardia anche quando faccio uno spettacolo di Edoardo, o attore di tradizione in uno spettacolo d’avanguardia…Il teatro è teatro!

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